Ciò che (non) ci diciamo con le fake news

  • 6 giugno 2017
  • di Vincenzo Strino

Per mesi abbiamo discusso di lotta alle fake news, dalla presidente della Camera a Mark Zuckerberg: tutti, ma proprio tutti, hanno detto la loro sulle notizie false condivise in rete, ma poi come è andata realmente?

Ieri nessuno ha detto di liberare Riina.
Il suo avvocato ha presentato un’istanza al tribunale di sorveglianza in cui chiede la sospensione della pena o almeno i domiciliari. Perché è quello che farebbe qualsiasi avvocato di un ottantaseienne che sta da 24 anni in carcere.
I giudici hanno risposto di “no”, motivando la risposta con la pericolosità del personaggio. La Cassazione ha annullato la decisione, rinviandola ai giudici per “difetto di motivazione”. Il che non significa che Riina ha diritto a morire a casa sua o a delle vacanze alle Bahamas per buona condotta. Vuol dire che la Cassazione ha scritto ai giudici del Tribunale di Sorveglianza chiedendogli: “Visto che negli atti non c’è scritto granché, potete spiegarci meglio cosa intendete per ‘personaggio pericoloso’?”.

Questo, nello Stato di diritto in cui viviamo, è la prassi. (Non) c’è nulla di cui scandalizzarsi. (Non) c’è indignazione che tenga. E invece…

Negli ultimi dieci giorni, almeno in Italia, gli argomenti di maggior discussione sono state notizie che, nella realtà, non esistono. Oltre quella su Riina prossimo alla scarcerazione, ci sono stati altri tre esempi palesi: il TAR che (non) annulla le nomine dei direttori stranieri dei musei, Salvini che (non) auspica la pulizia etnica e il ragazzo con lo zainetto che in piazza a Torino durante la finale di Champions (non) si fingeva un attentatore.

Quattro (non) notizie che hanno generato discussioni su fatti mai avvenuti: (non) è incredibile?

In molti credono che si tratti di un fenomeno generato dai social ma, in Italia più che altrove, la responsabilità è del nostro analfabetismo funzionale e della nostra (non) capacità di interpretare notizie senza capirne il vero senso.

Su questo la politica ha una sfida, un’autostrada da percorrere per fornire gli strumenti adatti –tipo un’istruzione non anacronistica ed adeguata al momento- e, per una volta, provare a non essere primi, ma ultimi in classifica.